I Verdena portano Endkadenz Vol.2 a Bari. Tra psichedelica, le frammentate parole di Alberto ed il R


Sono andata alla tappa barese dei Verdena, piena di curiosità verso un gruppo che, pur essendo ormai una leggenda della scena indipendente italiana, non avevo ancora sentito live.

Ricordo che quando arrivarono al successo furono soprannominati i Nirvana italiani ed ora dopo aver portato a casa il premio Tenco, sono ripartiti con il secondo round di questo lungo tour "Endkadenz Vol.2" in giro per i club di tutta Italia.

Devo dire che è un'esperienza sentirli dal vivo, sarà che vengono da Albino, un piccolo paradiso nel bergamasco dove sicuramente l'ispirazione è padrona, sarà che sono dei grandi musicisti con la M maiuscola e non semplici esecutori, sarà l'amore vero di un pubblico che non ha lasciato cantare Alberto da solo nemmeno un secondo, ma è stato davvero un grande live.

L’accento è ovviamente sui brani dell’ultimo lavoro del gruppo, Endkadenz vol.1 e Endkadenz vol.2 (2015), primo doppio album della band, dove si ritrova gli stessi adolescenti di Canos, ormai trentenni, in una consapevolezza disarmante dal precedente "Wow", si ha una mescolanza di suoni che da un lato uniscono nuove sperimentazioni con beats e distorsioni elettroniche all’anima grunge, mentre dall’altro servono la pulizia melodica delle note di un pianoforte a coda, che in pezzi come Dymo arriva quasi a ricordare il primo rock anni '60.

E' un album che traccia dopo traccia cresce da solo, in un susseguirsi di contaminazioni.

Un'opera rock che gioca con il pop, con la ballata, chitarre estreme sciolte da armonici strazianti, insomma una continua sorpresa.

Lo stile rimane però quello dei Verdena fino in fondo: la voce distorta che intona gli inconfondibili testi surreali, la batteria che esplode su ogni battuta, e il groove ipnotizzante dei suoni ricorrenti del basso e la voce distorta di Alberto, ormai simbolo di una scena tutta loro, dove i testi fanno solo da fondamentale sostegno musicale, onomatopeico, insomma si, quelle parole spesso sono li per come suonano e non per cosa stanno a significare. Libera espressione, ognuno vede nel testo, proprio ciò che vuole vederci, senza il minimo zampino dell'autore.

Endkadenz vale la pena sentirselo a due passi dalla cassa insomma.

Sotto palco, per sentire il basso di Roberta che viene a stuzzicarti le sinapsi, ed i piedi ballano, la testa pure.

Grazie ragazzi, alla prossima!


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